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martedì 24 maggio 2011

Enrico Iacometti Presidente del Gruppo Piccoli Italiani


L’ Associazione Italiana Editori nell’Assemblea Generale di giovedì 19 ha confermato, per la sesta volta, Enrico Iacometti, Amministratore Delegato dell’Armando Editore, Presidente del Gruppo Piccoli Editori Italiani.


La rinnovata presidenza intende dare continuità alla politica del precedente mandato valorizzando la compattezza degli editori all’interno dell’Associazione come strumento per affrontare la crisi. Si rafforza l’attenzione alle istituzioni con tutte le implicazioni legislative ed economiche che questo comporta e resta centrale il ruolo dell’AIE nelle trasformazioni dell’editoria inevitabilmente legate allo sviluppo tecnologico. In questo senso deve continuare con decisione l’azione di difesa del diritto d’autore inteso come elemento fondamentale per garantire lo sviluppo.

(foto: Enrico Iacometti)

Il presidente dell'AIE è l'editore Marco Polillo. Altre cariche associative:
Stefano Mauri, amministratore delegato di del gruppo editoriale Gems, è stato confermato alla presidente del Gruppo editoria di varia; Mirka Daniela Giacoletto Papas della Ege è stata riconfermata alla presidenza del Gruppo accademico professionale; Enrico Iacometti, Amministratore delegato della Armando editore, è stato riconfermato alla presidenza del Gruppo piccoli editori italiani per la sesta volta; Michele 
Lessona (De Agostini) nominato nuovo presidente del Gruppo educativo al posto di Ulisse Jacomuzzi.


  




lunedì 2 maggio 2011

Libri Freschi, freschissimi! Surgeliamoli!


Queste mie brevi considerazioni nascono da una   conversazione avuta con la mia addetta stampa. 
Di fronte alla mia richiesta di promuovere presso i giornali un certo titolo uscito tre mesi fa mi è stato risposto che era pressochè impossibile perché tutti i recensori dei quotidiani e delle riviste più importanti considerano il libro a tre mesi dall’uscita “vecchio” e quindi non più meritevole di attenzione. I recensori gradiscono libri freschissimi meglio ancora le anticipazioni. Volgendo la mia attenzione sullo stesso titolo per ciò che riguarda la distribuzione in libreria, ottenevo dal responsabile commerciale la stessa risposta : ormai il libro era troppo “vecchio”e non interessava più i librai, i quali l’avevano sicuramente  già acquistato come novità, e probabilmente già reso al distributore se invenduto.
Questa idea perversa della “scadenza” dei libri come se fossero prodotti deperibili nel tempo, rappresenta, secondo me, una delle più gravi distorsioni del mercato editoriale a  cui tutti noi addetti dovremmo prestare più attenzione. Siamo tutti ormai consapevoli che la maggior parte delle vendite avviene su impulso momentaneo ed emotivo spesso provocato da una sapiente campagna di marketing orchestrata dalle majors e marginalmente con l’incontro occasionale in libreria tra i libri e il lettore. Considerando che queste poche occasioni di incontro hanno scadenze temporali sempre più brevi, mi chiedo quanti autori interessanti, quante opere originali, quante proposte innovative, andranno perdute? Quanti, invece, di questi best seller , così tanto strombazzati, resteranno nel nostro patrimonio culturale? Potremmo pensare, come con gli ortaggi o i pesci, di offrire libri surgelati in modo da superare il limite breve della loro scadenza temporale.
Scherzi a parte, credo che tutti coloro che hanno a cuore il futuro del libro dovrebbero preoccuparsi di questa deriva consumista e fare in modo che, invece, il ventaglio dell’offerta disponibile possa essere per i lettori sempre più ampio e possa essere favorito sempre più il magico incontro tra il libro e il Suo lettore.

di Enrico Iacometti

giovedì 31 marzo 2011

Enrico Iacometti: Facciamo spazio ai giovani scrittori


Ha fatto notizia la decisione del noto scrittore tedesco, Peter Handke, di non essere inserito, con il suo nuovo libro, Die Moravische Nacht, nella lista dei finalisti del premio “Libro dell’anno” in Germania, per fare spazio ai giovani.
Sarebbe molto bello che anche in Italia per i premi letterari più noti, si creasse uno spazio dedicato ai giovani, meno conosciuti, ma portatori di novità, senza costringere i “soliti noti” delle “solite case editrici” a dimettersi.
Sarebbe sufficiente che uno o due posti delle liste di finalisti allo “Strega”, piuttosto che al “Campiello” o al “ Viareggio”, piuttosto che al “Bancarella” fossero destinati solamente ad autori editi per la prima volta, o comunque poco conosciuti e provenienti dalla fila di piccoli editori che non possono mettere in gioco importanti apparati pubblicitari  o di uffici stampa, ma che sicuramente sono in grado di contribuire al rinnovamento della nostra tradizione letteraria.
In questi miei lunghi anni di editore, il sentimento più frequente che mi prende, dopo aver letto un’opera sicuramente di valore, è pensare immediatamente alla fatica che quest’opera farà per farsi leggere, per trovare spazio nelle librerie, per incontrare i recensori.
Un sentimento di grande impotenza e  pessimismo che molte volte condiziona pesantemente la nostra, pur meravigliosa, professione.

Enrico Iacometti 
(ARMANDO EDITORE)
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fonte foto: http://agenda.filastrocche.it

giovedì 24 marzo 2011

Armando Editore e Sovera (Jacometti) - Fiera del libro

Charlie Gnocchi intervista Andrea Jacometti, responsabile commerciale Armando Editore, Sovera.
Andrea Jacometti parla dei  60 anni di storia della casa editrice Armando Editore, presenta le collane di entrambi gli editori, suggerisce alcuni libri ed evidenzia la collana di auto-aiuto di Sovera.




Fiera del libro: Più libri più liberi, Roma 2010
www.armando.it
www.soveraedizioni.it

martedì 15 marzo 2011

La cultura appesa a un “file”?


 Scorrendo le pagine dei nostri quotidiani o assistendo ai numerosi talk show “impegnati” lo spazio dedicato alla nuove tecnologie è sempre più vasto. Abbondano nelle conversazioni “dotte” e alla moda termini come “Mobile”, “Ipod”, “Ebook” e similia.
La nostra Ministra dell’Istruzione e dell’Università raccomanda sempre di più che i contenuti culturali siano diffusi su internet, anziché su cartaceo perché a suo dire la loro  disponibilità potrebbe essere gratuita o a buon mercato rispetto ai testi tradizionali. Lungi da me volermi opporre al progresso  della comunicazione attraverso i nuovi media, ma qualche dubbio sulla loro efficacia mi assale.
L’immissione in rete di ogni tipo di materiale che non passa al vaglio di nessuno che possa giudicare l’esattezza, la precisione,  la giustezza e l’originalità dei contenuti esposti e che se ne assuma con  l’autore la responsabilità, mi sembra che non contribuisca a migliorare il nostro sapere. Già adesso in rete troviamo delle grandi sciocchezze, inesattezze ed errori, spacciati come scienza e verità. Come distinguerà il lettore giovane o poco provveduto ciò che è importante da ciò che invece ha poco valore o addirittura è dannoso? 
Attualmente ogni prodotto cartaceo subisce prima di essere pubblicato   un esame dei  contenuti e, una volta approvato, affronta la selezione della critica e del mercato. Nella rete non accade niente di tutto questo e tutto sembra avere la stessa importanza.
 Cosa resterà ai  lettori di domani di tutto  ciò che si è prodotto solo per la rete ? Siamo certi che gli eventuali prodotti dell’ingegno così diffusi possano superare l’oblio dei tempi o verranno immediatamente sommersi dalla nuova produzione e presto dimenticati?
I capolavori scritti sulla carta hanno traversato i secoli per giungere a noi, cosa arriverà ai nostri nipoti della estemporanea, precaria e volatile cultura on line? 
Ai posteri l’ardua sentenza. 

Enrico Iacometti

giovedì 3 marzo 2011

Un’editoria senza editori?



di Enrico iacometti

Sul variegato mondo del web sempre più compaiono critiche anche feroci verso gli editori. Chi li descrive come ingorde sanguisughe che succhiano il sangue degli autori, chi ne decreta ormai l’inutilità poiché l’autore, mettendo on line il frutto delle proprie  fatiche, è visibile in tutto il mondo senza bisogno di costi ed inutili apparati editoriali, chi giudica gli editori afflitti da un complesso di superiorità nei riguardi dei poveri autori, complesso che impedisce loro di cogliere la genialità dei loro scritti.
Certamente il mondo sta cambiando velocemente ed anche il futuro lavoro dell’editore sarà fortemente influenzato dal web. I contenuti viaggeranno non solo su carta, l’era Gutenberg non è certamente finita, ma alla diffusione delle idee a mezzo stampa si affiancheranno altri media. Tutto ciò senza togliere la funzione all’editore. Dicono che un giorno chiesero a Valentino Bompiani in  cosa consisteva il lavoro dell’editore e lui rispose che l’editore non scriveva i libri, non li stampava, non li vendeva, ma rendeva possibile tutte queste cose.
Tra gli editori e gli autori e/o gli aspiranti autori i rapporti sono sempre conflittuali. La storia della letteratura mondiale ci offre gustosi aneddoti di queste diatribe che, a volte, sfociavano in sfoghi verbali anche violenti, ognuna delle parti in causa rivendica per sé ogni merito e successo, riservando all’altra parte l’origine di tutti i mali.
Mi auguro che questa secolare battaglia duri ancora molto senza vincitori né vinti come sempre è stato. Triste sarebbe un’editoria senza editori, così come una produzione culturale senza autori. Cari amici gli e-book, i-pod ed altre moderne diavolerie costringeranno, probabilmente, gli autori a modificare i propri stili di scrittura e gli editori il loro tipo di intervento sulla nuova produzione culturale, ma entrambi editori e autori continueranno ad andare a braccetto, litigando fino allo sfinimento.

Fonte articolo: Terza Pagina

martedì 22 febbraio 2011

Le Tavole della Sapienza


E’ stata presentata poco tempo fa dal magnate delle televisioni, Rupert Murdoch in anteprima mondiale, la tavoletta delle meraviglie, ovvero l’Ipad.
Uno dei nuovi utensili culturali di cui nessuno potrà fare a meno nei prossimi anni. Nei giorni seguenti l’ultimo Natale ci hanno informato che la “tavoletta magica” è stato uno dei regali natalizi più acquistati negli USA e poiché, tra i numerosi servizi che essa offre all’utente vi è quello di poter  contenere nella sua memoria centinaia di libri, da poter “sfogliare”e leggere. I genitori, preoccupati che non divenisse solo un nuovo costoso videogioco in mano ai loro figli hanno provveduto a dotare questi costosi e innovativi regali di titoli di narrativa per bambini e giovani adulti, facendo impennare le vendite di Amazon relative ai libri on line, collocando così  il  genere tra i più venduti.
Tutti i commentatori culturali si sono precipitati  a dire che la “tavoletta magica” aumenterà il numero dei futuri lettori, che tendeva pericolosamente alla diminuzione, perché i bambini, finalmente, avrebbero capito, attraverso questo nuovo strumento, che la lettura può essere anche un piacere.
Naturalmente mi auguro che tutto ciò avvenga. Per la prima volta una novità tecnologica aiuta a leggere e non il contrario come purtroppo è sempre accaduto vedi:  televisione, videogiochi, computer. Della entusiastica presentazione di Murdoch, però, alcune parole mi sono rimaste impresse nella mente e non riesco a cancellarle. Nel descrivere le enormi possibilità del mezzo, che tra le tante cose è in grado di consentire la lettura dei quotidiani ad un prezzo notevolmente inferiore del cartaceo, Murdoch dichiarava che la lettura di questi giornali on line sarà addirittura più interessante e piacevole  perché ci saranno moltissime illustrazioni e verrà dato ampio spazio al gossip.


Ecco che allora l’entusiasmo nascente per l’acquisizione  di nuovi lettori viene subito mortificato e mi assale il dubbio che forse un  altro attacco alla vera conoscenza e al vero sapere è stato sferrato.
Anziché una generazione di persone più attente alla cultura ed al sapere, forse stiamo preparando una generazione di “informatissimi idioti” per utilizzare una espressione del Prof. Ferrarotti nella sua ultima opera La strage degli innocenti, (Armando), quando descrive il rapporto tra internet e i giovani.

Enrico Iacometti

mercoledì 16 febbraio 2011

Libri in fondo al fondo



Ogni estate i palinsesti televisivi ci ripropongono immancabilmente i soliti vecchi film da Totò a Ombre Rosse da Stanlio e Olio a De Sica raccogliendo le lamentele dei telespettatori che poco gradiscono questi fondi di cineteca usati per supplire con un piccolo investimento i vuoti dei palinsesti estivi.
Personalmente non sono così contrario a questa consolidata abitudine di “spacciare” i vecchi prodotti audiovisivi per un tempo, quello estivo,  di calo di telespettatori  in TV o in radio (perché anche in radio le trasmissioni seriali più importanti si fermano d’estate sostituite spesso da antologie delle stesse trasmissioni RAI) poiché uno scopo alto e utile lo raggiungono: dare la possibilità  specialmente ai telespettatori più giovani di poter gustare film che hanno fatto la storia del cinema da Ladri di Biciclette a Ombre Rosse dal Ferroviere a Vacanze Romane. Decine di “classici” ci vengono riproposti e credo che anche per i meno giovani questi film “visti e rivisti” siano comunque fonte di piacere spesso superiore alle insulse “novità” che ci vengono propinate tutto l’anno.
A questo punto mi domando perché non promuovere in qualche modo la rilettura di altri classici, quelli della carta stampata, perché non invitare a rileggere La Califfa di Bevilacqua, Marcovaldo di Italo Calvino, Ragazzi di Vita di Pasolini, tanto per fare qualche titolo di narrativa o nel caso si tratti di saggistica i saggi di Russel, Alberoni, Lorenz, Popper e altri ancora.


Promuovere una operazione dedicata ai cosidetti fondi di magazzino non potrebbe che far bene al nostro spirito e al nostro sapere.
A proposito di fondi, per il mancato rinnovo dell’affitto dei locali, ha chiuso la storica libreria Remainders di Roma in cui spesso si potevano trovare libri non più disponibili nei circuiti tradizionali, un altro attentato alla nostra memoria: una civiltà non può vivere solo di rapide istantanee subito dissolte!
  
Enrico Iacometti


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Fonte foto:http://www.erugiery.com/index.php?/project/marcovaldo/

martedì 8 febbraio 2011

Ricordo di GIOVANNI BOLLEA - di Enrico Iacometti


È scomparso all’età di 98 anni il Prof. Giovanni Bollea. La prima volta che ho incontrato il Prof. Bollea risale ormai a 26 anni fa quando mi fu presentato da Armando Armando negli storici locali della casa editrice sul lungotevere: “Il professore è uno dei nostri più preziosi collaboratori nell’ambito della psicologia”. Per me che provenivo dalla Garzanti, non esperto di editoria accademica confesso che allora non rimasi molto impressionato.
Più tardi mano a mano che scoprivo la casa editrice realizzai l’importanza che il Prof. Bollea aveva avuto nelle scelte editoriali consigliando ad Armando la traduzione di Autori importanti nell’ambito psico-pedagogico che sarebbero diventati “classici” della nostra cultura: Erikson, Bion, Winnicott, Bruner e decine di altri. 


Un’eredità di saperi di cui la nostra casa editrice non può che essere eternamente grata al Prof. Bollea.
Sapevamo che non stava bene da tempo e quindi a esorcizzare il peggio continuavamo in casa editrice a considerarlo ancora uno di noi, attento, per la sua collana, a tutto ciò che veniva pubblicato nel mondo.
Giovanni Bollea ci mancherà moltissimo, soprattutto per la sua signorile umanità, merce oggi così rara, con cui stabiliva una totale empatia con tutti coloro che l’avvicinavano: collaboratori, pazienti, colleghi.
Caro Prof. Bollea  GRAZIE.

Enrico Iacometti
Amministratore Delegato
Armando Editore
                                                     

giovedì 27 gennaio 2011

Ditelo con il best seller



Diceva il poeta tedesco Felix Dahan: “scrivere un libro è facile, richiede soltanto una penna, l’inchiostro e la sempre paziente carta. Stampare un libro è un po’ più difficile spesso il genio si esprime con una calligrafia illeggibile. Leggere un libro è ancora più difficile a causa della tendenza ad addormentarci. Ma l’impresa più difficile, a cui un uomo possa dedicarsi, è quella di  vendere un libro.”
Condividendo totalmente il pensiero del poeta sono sempre ammirato dal successo di autori ed editori che riescono a vendere migliaia di copie di un’opera. La mia ammirazione per il risultato spesso mi fa dimenticare l’analisi dei contenuti e credo che questo comprensibile sentimento sia purtroppo molto condiviso.
Niente come nel caso dei best seller avvalora la tesi di McLuhan: il mezzo è il messaggio. Ciò è talmente vero che ultimamente per lanciare uno di questi best seller seriali dedicato a Silvio Berlusconi si sono diffuse sui vari media numerose anticipazioni del libro che illustravano il pensiero politico del Presidente del Consiglio meglio e più di ogni resoconto parlamentare ufficiale. Il Presidente ci ha spiegato, in questo libro, i suoi progetti, i suoi problemi, le sue frustrazioni e le sue aspettative. Che sia nata una nuova forma di comunicazione politica? 

La parola d’ordine potrebbe essere: “ Ditelo con il best seller”. E chi non ha la possibilità di sfruttare quel mezzo non avrà diritto di parola. Semplificheremmo la vita democratica  e forse stimoleremmo le vendite dei libri, oggi come ieri molto scarse, nel tentativo di creare best seller a scopo comunicativo.
Sento già la voce dei biechi reazionari che su questa proposta potrebbero obiettare ma dove finirà allora il piacere della lettura solitario intimo, appagante, se sul mercato avremo solo libri-megafono? Dove purtroppo sta già finendo…
Concludo con una citazione di Camillo Sbarbaro che mi sembra si possa adattare alla maggior parte dei best seller, soprattutto quelli seriali: “Si comincia a scrivere per essere noti, si seguita perché si è noti”.

Enrico Iacometti