giovedì 24 febbraio 2011

L’elefante in carrozzina. Oltre i limiti della diversità, di Gianni Baini e Luigi Falco - scheda


Una nuova, toccante, storia che arricchisce la collana Testimonianze. La vita di Gianni, un ragazzo che ha saputo vincere la sua disabilità.

Gianni Baini – Luigi Falco, L’elefante in carrozzina. Oltre i limiti della diversità 
(Armando, 2011, pp. 96, € 9,00).


«Gianni viene scherzosamente definito dagli amici ELEFANTONE. Questo simpatico nomignolo non gli deriva certamente dal suo esile fisico. Gianni ricorda un grande pachiderma per la forza corporea e il suo passo (in senso figurato) solo apparentemente lento e pesante. Per dirla tutta fino in fondo il suo atteggiamento “elefantesco” si traduce in un totale abbandono nelle braccia delle persone a lui più fedeli, con la conseguenza di occupare grande “spazio”.»
Così Luigi Falco descrive il suo amico Gianni, il protagonista di questa storia. Gianni è affetto da tetraparesi spastica fin dalla nascita, ma, nonostante le grandi difficoltà che la vita gli ha riservato, è un uomo che ama la vita e l’amicizia e coltiva molti interessi, come la Formula uno e l’informatica. Argomenti come la fede, l’amicizia, l’integrazione scolastica, l’inclusione sociale incorniciano nel testo la condizione umana del protagonista, che vive sempre in bilico tra un passato faticoso da superare e un futuro difficile da visualizzare.
Le illustrazioni, presenti ad ogni inizio capitolo e accompagnate da stimolanti citazioni, sono di Adriana Bassi.

Gianni Baini è nato nel 1972. Esperto di informatica e degli sport estremi, tra cui il paracadutismo e la subacquea, vive a Foiano della Chiana (AR) con la famiglia.
Luigi Falco è nato nel 1968, è geologo e diplomato in Scienze religiose. È insegnante di sostegno.
 

martedì 22 febbraio 2011

Le Tavole della Sapienza


E’ stata presentata poco tempo fa dal magnate delle televisioni, Rupert Murdoch in anteprima mondiale, la tavoletta delle meraviglie, ovvero l’Ipad.
Uno dei nuovi utensili culturali di cui nessuno potrà fare a meno nei prossimi anni. Nei giorni seguenti l’ultimo Natale ci hanno informato che la “tavoletta magica” è stato uno dei regali natalizi più acquistati negli USA e poiché, tra i numerosi servizi che essa offre all’utente vi è quello di poter  contenere nella sua memoria centinaia di libri, da poter “sfogliare”e leggere. I genitori, preoccupati che non divenisse solo un nuovo costoso videogioco in mano ai loro figli hanno provveduto a dotare questi costosi e innovativi regali di titoli di narrativa per bambini e giovani adulti, facendo impennare le vendite di Amazon relative ai libri on line, collocando così  il  genere tra i più venduti.
Tutti i commentatori culturali si sono precipitati  a dire che la “tavoletta magica” aumenterà il numero dei futuri lettori, che tendeva pericolosamente alla diminuzione, perché i bambini, finalmente, avrebbero capito, attraverso questo nuovo strumento, che la lettura può essere anche un piacere.
Naturalmente mi auguro che tutto ciò avvenga. Per la prima volta una novità tecnologica aiuta a leggere e non il contrario come purtroppo è sempre accaduto vedi:  televisione, videogiochi, computer. Della entusiastica presentazione di Murdoch, però, alcune parole mi sono rimaste impresse nella mente e non riesco a cancellarle. Nel descrivere le enormi possibilità del mezzo, che tra le tante cose è in grado di consentire la lettura dei quotidiani ad un prezzo notevolmente inferiore del cartaceo, Murdoch dichiarava che la lettura di questi giornali on line sarà addirittura più interessante e piacevole  perché ci saranno moltissime illustrazioni e verrà dato ampio spazio al gossip.


Ecco che allora l’entusiasmo nascente per l’acquisizione  di nuovi lettori viene subito mortificato e mi assale il dubbio che forse un  altro attacco alla vera conoscenza e al vero sapere è stato sferrato.
Anziché una generazione di persone più attente alla cultura ed al sapere, forse stiamo preparando una generazione di “informatissimi idioti” per utilizzare una espressione del Prof. Ferrarotti nella sua ultima opera La strage degli innocenti, (Armando), quando descrive il rapporto tra internet e i giovani.

Enrico Iacometti

mercoledì 16 febbraio 2011

Libri in fondo al fondo



Ogni estate i palinsesti televisivi ci ripropongono immancabilmente i soliti vecchi film da Totò a Ombre Rosse da Stanlio e Olio a De Sica raccogliendo le lamentele dei telespettatori che poco gradiscono questi fondi di cineteca usati per supplire con un piccolo investimento i vuoti dei palinsesti estivi.
Personalmente non sono così contrario a questa consolidata abitudine di “spacciare” i vecchi prodotti audiovisivi per un tempo, quello estivo,  di calo di telespettatori  in TV o in radio (perché anche in radio le trasmissioni seriali più importanti si fermano d’estate sostituite spesso da antologie delle stesse trasmissioni RAI) poiché uno scopo alto e utile lo raggiungono: dare la possibilità  specialmente ai telespettatori più giovani di poter gustare film che hanno fatto la storia del cinema da Ladri di Biciclette a Ombre Rosse dal Ferroviere a Vacanze Romane. Decine di “classici” ci vengono riproposti e credo che anche per i meno giovani questi film “visti e rivisti” siano comunque fonte di piacere spesso superiore alle insulse “novità” che ci vengono propinate tutto l’anno.
A questo punto mi domando perché non promuovere in qualche modo la rilettura di altri classici, quelli della carta stampata, perché non invitare a rileggere La Califfa di Bevilacqua, Marcovaldo di Italo Calvino, Ragazzi di Vita di Pasolini, tanto per fare qualche titolo di narrativa o nel caso si tratti di saggistica i saggi di Russel, Alberoni, Lorenz, Popper e altri ancora.


Promuovere una operazione dedicata ai cosidetti fondi di magazzino non potrebbe che far bene al nostro spirito e al nostro sapere.
A proposito di fondi, per il mancato rinnovo dell’affitto dei locali, ha chiuso la storica libreria Remainders di Roma in cui spesso si potevano trovare libri non più disponibili nei circuiti tradizionali, un altro attentato alla nostra memoria: una civiltà non può vivere solo di rapide istantanee subito dissolte!
  
Enrico Iacometti


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Fonte foto:http://www.erugiery.com/index.php?/project/marcovaldo/

venerdì 11 febbraio 2011

Anoressia, i segnali visibili

L’anoressia non è una malattia come tutte le altre, è molto più ingannatrice e ambigua. Si insinua poco a poco, senza farsi scoprire, di soppiatto… e la maggior parte delle volte nessuno, nemmeno la persona ammalata si accorge che sta crescendo.
La psicologa Rébecca Shankland ci ricorda che esistono alcuni segnali visibili, [...] Durante l’adolescenza molte cose cambiano: si è più sensibili e suscettibili di prima, capita di non stare bene con se stessi e di essere insoddisfatti della routine quotidiana. Come identificare allora, in mezzo a tutte queste emozioni, il manifestarsi di un disturbo più grave, come l’anoressia?
I segnali che possono mettervi in stato di allerta sono vari, sia a livello del carattere (chiusura in se stessi, sbalzi di umore, ecc.), che del comportamento (l’evitare i pasti, segni fisici di stanchezza, iperattività
finalizzata alla perdita di calorie, ecc.). Imparate a prestare attenzione a ciò che osservate. [...]

leggete le prime 28 pagine del libro
di Rébecca Shankland, Anoressia. Uscire dal tunnel, traduzione dal francese di Federica Tummillo, Armando Editore, 2 febbraio 2011

martedì 8 febbraio 2011

Ricordo di GIOVANNI BOLLEA - di Enrico Iacometti


È scomparso all’età di 98 anni il Prof. Giovanni Bollea. La prima volta che ho incontrato il Prof. Bollea risale ormai a 26 anni fa quando mi fu presentato da Armando Armando negli storici locali della casa editrice sul lungotevere: “Il professore è uno dei nostri più preziosi collaboratori nell’ambito della psicologia”. Per me che provenivo dalla Garzanti, non esperto di editoria accademica confesso che allora non rimasi molto impressionato.
Più tardi mano a mano che scoprivo la casa editrice realizzai l’importanza che il Prof. Bollea aveva avuto nelle scelte editoriali consigliando ad Armando la traduzione di Autori importanti nell’ambito psico-pedagogico che sarebbero diventati “classici” della nostra cultura: Erikson, Bion, Winnicott, Bruner e decine di altri. 


Un’eredità di saperi di cui la nostra casa editrice non può che essere eternamente grata al Prof. Bollea.
Sapevamo che non stava bene da tempo e quindi a esorcizzare il peggio continuavamo in casa editrice a considerarlo ancora uno di noi, attento, per la sua collana, a tutto ciò che veniva pubblicato nel mondo.
Giovanni Bollea ci mancherà moltissimo, soprattutto per la sua signorile umanità, merce oggi così rara, con cui stabiliva una totale empatia con tutti coloro che l’avvicinavano: collaboratori, pazienti, colleghi.
Caro Prof. Bollea  GRAZIE.

Enrico Iacometti
Amministratore Delegato
Armando Editore